Yama e Niyama

Norme per l’evoluzione spirituale

YAMA e NIYAMA sono i primi due “gradini” o “braccia” che Patanjali indica nella via dello yoga, esse parlano del piano etico-morale, base dell’evoluzione spirituale dello yogi.
YAMA si riferisce al controllo delle tendenze negative umane, ovvero le astinenze, sono:

AHIMSA è un termine sanscrito che apparve già nei testi sacri delle Upanisad nel IX sec. a.C.  E’ composto da “a” che si traduce in “non” e “hiṃsā”  che può esser tradotto come “nuocere” “uccidere”. Il suo significato originario è l’assenza di desiderio di ferire alcun essere vivente.
SATYA tradotta come “la verità”. La verità deve essere perseguita nelle parole, nell’azione, nei pensieri e prima di tutto con sé stessi. La potenza di satya è di accorciare il percorso tra il pensiero e la realizzazione di esso. Patanjali scrive: “Il risultato per lo Yogi che ha raggiunto la stabilità nella pratica di Satya è che la parola diventa così potente, da essere impulso di ogni azione e ottenerne i frutti anche se l’azione non è compiuta”.
ASTEYA il non rubare, esso racchiude anche l’onestà e la generosità. Il non desiderare di appropriarci di ciò che non ci appartiene limita e annulla le aspettative e il desiderio causa delle sofferenze umane.
BRAMACHARYA significa “vivere in Dio” perché esso allontana l’uomo dalla schiavitù dei sensi. Spesso viene riferito alla continenza o astinenza sessuale, ma esso racchiude anche la purezza di pensiero.
APARIGRAHA il non possesso, il non attaccamento. L’avidità porta con se la paura di perdere le cose accumulate ostacolano pesantemente la crescita interiore e è una delle principali cause della sofferenza umana. L’impermanenza è uno degli aspetti fondamentali dell’esistenza.
NIYAMA è il secondo gradino, esso racchiude alcune regole che conducono all’armonia sociale e interiore:
SAUCA è la purificazione, la purezza. Essa è applicata a tutti i livelli  del corpo, delle emozioni  e della mente garantisce un equilibrio psico-fisico.
SANTOSA l’accontentarsi, l’essere contenti con ciò che si ha ci fa uscire dal circolo del desiderio e ci permette di vivere la felicità e la gioia.
TAPAS è traducibile come “calore”. Nello yoga si riferisce al fuoco o energia essenziale che viene impiegata per superare la pigrizia e l’inerzia per il raggiungimento di uno scopo.  Possiamo tradurla con il significato di autodisciplina per sviluppare la volontà.
SVADHYAYA dal sanscrito “Sva” sé stessi, “dhya”  contemplare, studiare pensare “ya” è un rafforzativo. Sviluppare l’intelletto attraverso lo studio dei testi sacri e restando in ascolto dei propri movimenti interiori e fisici.
ISHVARAPRANIDHANA arrendersi al volere di Dio, sviluppare la fede, accettare anche le situazioni della vita e trovare la strategia e la forza per superarle.